mercoledì 9 marzo 2011

È un mantra che io ho sentito durante un programma televisivo notturno un anno fa e l'ho subito scritto  sul mio piccolo diario, per farlo mio.
E oggi constato che è proprio vero, occorre un anno intero, senza sconti, per lasciare (è una sorta di passività-attiva) che si compia una profezia.  
 
Il mantra è questo:


Sono forti le mie mani
Quando afferrano la condanna
E la piegano come un arco
Per scoccare il mio destino.


 


 

domenica 20 febbraio 2011

Una quindicina d'anni fa io ero allibita nel sapere che anche cari amici, persone in gamba davvero, avessero potuto votare l'attuale (ancora!) leader al potere in Italia. Allora pensavo che fosse uno scherzo del Mistero. Capiranno mi dicevo. Oggi sono capace di provare una delusione profonda, perchè oggi non è davvero più ammissibile. Perchè chi oggi lo difende (che lo faccia alla Fede, o alla Santanché o alla Ferrara o con una raffinatissima performance intellettuale ) lo fa da irresponsabile, arrampichi pure sugli specchi, non lo può fare. Non occorre un tribunale per smascherare i furbi e i disonesti. Che poi i furbi e i disonesti si lagnino perchè si sentono perseguitati da moralisti e puritani pazienza, fa parte dei loro castelli di parole che servono a coprire i fatti.
Svegliatevi, esorta Benigni. 

mercoledì 16 febbraio 2011

Povero Sanremo.
Non si è accorta la Rai che è finito il tempo delle belle statuine al servizio dell'anziano conduttore che ha già avuto tutto e pretende altre briciole, ma ce la fa poco.   Vedere le due vallette di Gianni Morandi non fa pena. Dispiace e basta. Fuori tempo.  Mi consolo pensando a come la Littizzetto ne approfitterà domenica sera. Ne ha di spunti, oh sì che ne ha.

martedì 15 febbraio 2011

...donne in cerca di guai




"(...) Lo ha comunicato il presidente dell'ufficio gip Gabriella Manfrin con una nota letta ai giornalisti, in cui si precisa che il processo inizierà il prossimo 6 aprile davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Milano.



Berlusconi sarà giudicato da un collegio composto da tre giudici donne: Giulia Turri, Carmen D'Elia e Orsola De Cristofaro."

Auguri, donne, che la forza e la giustizia vera (non quella dei furbastri) sia con voi.
 

giovedì 27 gennaio 2011

 Le altre donne


di Concita De Gregorio 
 
Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».

Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.

Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.

La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.

Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? - per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.

Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.
 
18 gennaio 2011

http://www.unita.it/firmedonne/