Alla folla ignota Ma chi è questa gente? Chi sono questi uomini, donne, bambini, ragazzi che non assomigliano né alle grandi adunate politiche né alle immagini dello sport, pubblicità della musica? Perché continuano a venire persino quando sanno che non basta più né lo spazio né il tempo? Che cosa cercano, a chi ubbidiscono? Difficile dire, guardandoli, se hanno un legame e quale. Ma lentissimamente avanzano insieme. Lasceranno traccia nella Storia solo come la più grande folla muta che si sia mai vista al mondo. Sappiamo che cosa non sono. Non sono consumatori, non sono fans, non sono una moda o un costume, non rappresentano nessuno dei mondi a cui ciascuno appartiene. Ciascuno qui è soltanto se stesso. Eppure resterà la traccia o l'immagine di nessuno in particolare. Sarà per sempre ricordata la folla che non smette di crescere e di avanzare, piano, in silenzio. È un misterioso aggregato vivente, come i ricercatori vedono al microscopio, milioni di particelle diverse che sembrano una unica cosa. Eppure dentro quell'aggregato vivente sai benissimo che ciascuno attraversa una grandissima scena, un suo unico evento di cui ciascuno, da solo, è il protagonista. Tutto si forma e si muove e continua ad andare, lentamente e inspiegabilmente, per chilometri, per ore, perché ciascuna particella di quella folla, ha caparbiamente deciso di esserci, di avanzare un passo alla volta con il solo progetto di arrivare. Non è né paziente né impaziente questa folla, né docile né impetuosa. È calma e disperatamente decisa. Improvvisamente il corso di milioni di vite totalmente slegate si lega in un immenso corpo unico che ha un'unica ragione di muoversi e una sola destinazione. Qui non c’è alcun rapporto con i grandi, con i celebri, con i coronati che compaiono, ciascuno alla giusta distanza e con la giusta identificazione, al funerale del Papa. Questo mare di viventi non è suddito di nessuno e non è padrone di niente. Tutto ciò che accade qui costa grande fatica fisica. È un avanzare lento di ore e di giorni. Ma a quanto pare la fatica fisica non conta, ognuno l'affronta e la patisce senza calcolarla, senza neppure occuparsene, come se non fosse immensa quanto la folla. Evidentemente questa non è una prova, è un impulso. Un impulso calmo, continuo, ragionevole e non fermabile. Come si vede dalla inconciliabilità di ciascuna di queste parole, ciò che è accaduto per giorni a Roma, lasciando a bocca aperta il mondo, è un evento inspiegato dal punto di vista del giudizio e del senso comune. Fili di emozione che originano in vite sconnesse scorrono accanto come in un gigantesco cavo coassiale, ciascuno animato da un passato o motivato da un punto di arrivo che non è il corpo del Papa morto ma il bisogno di attraversare un campo di forza rispondendo a un richiamo. Succede nella Storia. Ma succede di rado. Succedeva nei secoli, al tempo delle comunicazioni a voce, dei racconti di pochi testimoni lontani, quando ogni viaggio coincideva quasi con la durata di una vita. Non può succedere con la televisione e con internet. Adesso stai a casa e guardi. Abiti il mondo in cui non vivi e sei sempre in un territorio a cui non appartieni. E invece è successo qualcosa che studiosi della mente e del comportamento umano non hanno previsto. Le gente esce di casa, di città, di nazione, di continente, e si mette in fila, ciascuno da solo e per sue ragioni. Una fila immensa. Viene avanti piano un mondo di cui non sappiamo niente. Forse li ha chiamati e stanati quella frase strana, per questi tempi: «Non abbiate paura». Forse invece è il silenzio del Papa, che non può più parlare. Il Papa senza voce ha risuonato dentro milioni di persone lontane. Senza voce ha chiamato e una immensa folla arriva, ciascuno portando, come un regno, se stesso. Dobbiamo chiamarli pellegrini? Lo fanno i media, ma i pellegrini possono nascere e organizzarsi in un istante, o in poche ore? Dobbiamo chiamarli fedeli? Nessuno è qui a misurare la fede, nessuno lo chiede, nessuno lo saprà mai. Qualcosa succede dentro. Chiamarli curiosi è frivolo e marginale. Nessun curioso patisce tanto. Qualcuno ha detto: «Sono testimoni. Sono qui, costi quello che costi per dire "Io c'ero"». Ma per dirlo a chi? Se questo mare immenso di folla ti dice che c'erano tutti. Questa immensa creatura con milioni di teste e di attese non può esistere senza ciascuno di coloro che camminano avanti, piano, sempre. Sono in file lunghissime perché ciascuno risponde al suo richiamo, alla sua ragione che non divide con nessuno. Centinaia di migliaia di muti dialoghi col Papa morto sono in corso nel silenzio immenso. Come fa Dio ad ascoltare tutte le preghiere? Domandano i bambini. Ecco, così. Ciascuno parla muto e va avanti convinto di essere stato chiamato in modo urgente e imperioso dall'uomo senza voce che stava morendo. Il grande essere vivente va avanti un passo alla volta sotto forma di folla che non comincia e che non finisce (così la vedono dalle televisioni del mondo), non è passivo, non controlla, non comanda, non ubbidisce. Non è in ascolto come ai concerti. Non è in adorazione del capo, come i fanatici. Si muove lentamente in avanti perché questo è il compito, il senso di ciò che accade. Il grande essere vivente, ondeggia appena, in un ordine senza ordini. Ogni sua particella entra da sola, in una scena che gli altri non vedono. Ciascuno risponde in silenzio o con poco rumore al richiamo di un Papa muto.
di Furio Colombo
Grazie, ancora una volta, alla segnalazione fatta da Carnesalli!