martedì 8 febbraio 2005

 (.. mi scuso con Ifigenia3, che più veloce di un lampo ha lasciato un commento ad un post che avevo pubblicato per burla, per ridere un po' dopo la serietà del precedente. )

E allora, come si usa dire: VOLTIAMO PAGINA:
Shakespeare

Dolce amore, rianima la tua forza, non sia

il tuo sentire più ottuso di quell'appetito,

che oggi soddisfatto del suo cibo,

domani si riaccende di primitivo ardore.

Sii così, amore: anche se oggi appaghi

i tuoi avidi occhi tal che sazi cadano nel sonno,

riaprili ancor domani e non soffocare

l'entusiasmo d'amore in torpore eterno.

Sia questo infelice momento simile a quel mare

che divide le sponde ove due giovani promessi

si recano ogni giorno, così, quando scorgerai

ritornar l'amore, più felice sarà l'incontro.

O sia come l'inverno che tanto colmo di disagi,

rende più prezioso e ambito l'arrivo dell'estate.

domenica 6 febbraio 2005

 

Ha ragione chi dice che ultimamente c'è un ' inflazione di film con storie di "interculturalità amorosa". Ma vale la pena di vederne..uno in più. Il film di Ken Loach "Just a kiss": Un bacio appassionato.  Sembra "bellino", in realtà è BELLO.

LEI è "una di noi" ;  LUI,  è un bel giovane di origini  pakistane.  Si piacciono, si corteggiano un po' e, naturalmente, finiscono a letto. L'incontro intimo è di passione, tenerezza, bellezza...insomma una danza felice di due corpi-soggetti che si incontrano per la prima volta. ( oltretutto lui è eroticamente parlando molto poco egoista, cosa che assolutamente non guasta...:-))

Ma LUI  purtroppo non può iniziare con  LEI una storia d'amore : non può proprio, anche se ovviamente un po' gli dispiace. Che cosa fa,allora, LUI  ? Fa quello che ha imparato non nella sua, ma nella nostra cultura:  le dice "scusami cara, ma mi ero scordato di dirti che per x ragioni fra noi non può esserci una storia, tuttavia è stato fantastico, grazie non ti dimenticherò ". LEI piange, perchè invece LEI pensava di avere iniziato con LUI una storia d'amore. LEI capisce in quell'istante che non sarebbe finita fra le sue braccia se non con un futuro davanti. Ed è qui che lo scontro fra culture diverse - magari un po' stucchevole a tratti -  per finire diventerà per i protagonisti un' occasione di "INCONTRO"e di maturità.

Usciamo dal film: osserviamo questa donna ferita e in lacrime,  osserviamole  tutte, le donne del mondo ferite e in lacrime perchè "pensavano che quella notte  fosse un inizio", e invece l'indomani scoprono che era solo  ...una bella scopata. E' detto brutalmente, ma stiamo parlando di ferite brutali. Che socialmente non sono affatto riconosciute come brutalità: che strano. Eppure le amiche lo sanno, fra loro ne parlano spessissimo, ma fuori da queste confidenze segretissime, si continua a diffondere il malineso. Possibile che siamo diventati incapaci, uomini e donne, di fare e  farci qualche fondamentale domanda PRIMA di finire a letto? Credetemi, amici e amiche del blog, non sto utilizzando questo spazio per parlare di me. Parlo di noi,  parlo delle donne che io conosco, le tantissime donne che ancora ci cascano, con un  LUI che DOPO (dopo l'incontro intimo, ahi ahi che paura! ) un po' c'è e un po' non c'è, a seconda di come gli fa comodo.

Io li definisco i malintesi amorosi, i bastardissimi malintesi amorosi della nostra cultura post 68. Forse abbiamo sul serio bisogno di riconoscere la "malsanità" di questa abitudine al ferire e al ferirsi : fra uomini e donne, fra ragazzini e ragazzine. 

Certo, quaslche volta è così davvero per entrambi per l'uomo e per la donna protagonisti della "notte d'amore folle". Ma per la maggior parte dei casi stiamo invece parlando di una violenza. Ci siamo talmente complimentati di non essere più assoggettati all' ipocrisia cattolico-puritana, che non ci siamo resi conto di aver rimosso il valore etico dei sentimenti con i quali facciamo bello il gioco della seduzione amorosa.

Un po' di chiarezza curda, o pakistana, o indiana, o africana, o araba o non importa da dove arrivi, e  benvenuta sia!

sabato 5 febbraio 2005

 Mi pare che Phylo abbia ragione, quando in uno dei suoi commenti lasciati in giro cita Caparezza:

"tutto ciò che c'è..c'è già"

Fantastico: ma allora quanto ci arrabattiamo per fare che le cose siano diverse da quello che sono? Perchè perchè perchè?

giovedì 3 febbraio 2005

 Avete a disposizione due micce e un accendino. Si sa che ognuna impiega a consumarsi 1 ora. Domanda: come fare per sapere quando saranno trascorsi 45 minuti? (non vale tagliare la miccia).

Mio figlio aspetta la mia risposta, dice che finora ci sono arrivai solo lui e il Gigi. (oh ma che bravi questi MASCHI liceali!) Qualcuno mi può aiutare?

domenica 30 gennaio 2005

Il fatto è che  ogni tanto mi piglia un'immensa voglia di organizzare . Stavolta l'obiettivo è una transumanza umana. Propongo di traspferirci ( i migliori fra noi ) alle Canarie tra 10 anni. Si riparte da là, paese caldo, secco, senza veri inverni d'inverno, senza l'afa estiva d'estate. Chi viene ? Vera molto gentilmente metterebbe a disposizione il treno per la partenza.

giovedì 27 gennaio 2005

Ecco, un post estratto dal blog di LA TERRA DI MEZZO  www.319.splinder.com  , pubblicato quasi un mese fa per raccontare il suo primo compleanno come blogger. Ci ritroviamo un po' tutti, nel suo scritto, donne e uomini che hanno scoperto il piacere di incontrarsi nella rete.

sabato, gennaio 01, 2005

Un anno fa questo blog apriva timidamente i suoi battenti, in silenzio, e privo di questa canzone che adesso mi sembra possa meglio raccontare la sua storia.

Poche righe digitate fra tanta insicurezza e sussurrate solo a me stessa. Senza suoni, senza fotografie, un unico lettore che si avvicinò piano e discreto e che trattenne a lungo e controvoglia il mio desiderio che tutto questo spazio rimanesse ancora sepolto per un po’. Non ero pronta agli altri, né dentro né fuori di qui, semplicemente perché non ero pronta nemmeno a me stessa. Farfugliavo pensieri, quotidianamente attaccati e lacerati da chi intorno, nella vita concreta al di là di questo schermo non li accoglieva più da tempo, né era più in grado di comprenderli e condividerli. Però la voglia di riscattarli e di cominciare a dar loro un ordine e una trama c’era, ed era forte.

Li stesi in bianco e nero su un foglio inaccessibile, qui dentro, e cominciai a rimescolare la sostanza dei miei anni più recenti, sospesa in una vita che non era andata esattamente come desideravo ma che ancora qualche colpo lo batteva anche se non sapevo tradurne il senso. Mi creai una terra di mezzo sospesa tra il cielo, il mare e la terra. Tutti elementi poco battuti perché da tempo il mio animo non aveva più né voglia di alleggerirsi con un volo, né di scandagliare i suoi fondali marini, né di aprire appena l’uscio di casa a qualcosa che avesse anche solo l’accenno dei contorni di un volto conosciuto o amico.

Questi lunghi mesi hanno cambiato poco delle cose che avevo dentro allora, eccetto una: la sensazione di essere sospesa in un quadro astratto e pieno di linee indefinite. I tanti e sempre più numerosi ponti di parole, che hanno via via allungato la lista di nomi qui accanto, hanno spinto i miei pensieri verso qualche minima vibrazione. Il balzo finora non è stato sufficientemente forte da staccare completamente i piedi da terra e buttarmi di nuovo nella vita o addentarla a muso duro e con più convinzione, ma l’intento ha cominciato a far capolino. In fondo ricostruirsi non è mai stata un’impresa poi tanto facile.. Ma ogni opinione qui dentro condivisa o discussa ha ridato vita all’emozione lontana di desiderare uno scambio con gli altri, e di voler scoprire con la curiosità di un tempo ciò che c’è al fondo delle cose. O di me. Ho mosso passi lenti ma regolari, quasi quotidiani, e le voci sono diventate tante e importanti.

Gennaio mi risveglia nello stesso luogo dell’anno scorso e sullo stesso treno di allora, affaticato e diretto chissà dove. Un treno che sbuffa, che fa fermate lunghe e brevi, e che riprende il corso sui suoi binari lasciando sempre, inevitabilmente e spesso controvoglia, qualcosa lungo i binari e sotto la tettoia della stazione. E gennaio mi ritrova di nuovo qui e ancora senza affetti intorno, esclusa la mia famiglia, a contare i pochi giorni di ferie rimasti prima di avviare un nuovo anno fra tanti estranei con l’auspicio di una maggiore convinzione, nel farlo, dell’anno addietro.

Ma gennaio, stavolta, non mi trova sospesa a mimare un cammino.

Mi trova con una parvenza di cammino fatto per davvero, anche se scrivendo e muovendo solo le dita più che le mie gambe ed i miei piedi. L’eco di nuovi volti, di voci, pensieri e storie mescolate al tempo mi trasmette la certezza che le terre di mezzo, neutre e incolore, in transito e senza ancora chiare destinazioni, nel loro difficile corso pieno di pause, godranno certo di una buona compagnia. Una compagnia che mancava da tanto, scoperta proprio qui, e che ha davvero fatto la differenza. E tra i primi, e a lungo tempo unici, Alp coi suoi coinvolgenti Battelli che mi hanno riaperto ai libri e alla scrittura, e il caro Barone Rosso o le delicate Variazioni senza tema, o i pensieri di tante e sempre più numerose mani eleganti che mese dopo mese non hanno raccontato, in fondo, vite meno sole della mia. Certo, manca la concretezza, il toccarsi, il parlarsi guardandosi dritti in volto.. Manca il caffé in centro, i due passi su un viale, i discorsi leggeri in un fumoso localino di periferia.. La normalità, la chiamerebbe qualcuno. E manca soprattutto la chiarezza di quali destinazioni prendere, quali progetti provare ad edificare, quali strade seguire o quali ombre, sperando non siano solo ombre.

Ma rispetto al bianco e nero e al silenzio attorno ai pensieri disordinati di un anno fa, e poi ridipinti mese dopo mese lentamente con immagini, colori e qualche buona canzone, tutto suona come un minuscolo discreto passo verso qualcosa. Anche se non so ancora bene cosa.

mercoledì 26 gennaio 2005

trovato una citazione di Erri De Luca da Fiorile (www.spazioesposto.splinder.com) :

....Onora tuo padre e tua madre fu scritto sopra una pietra nel capitolo ventesimo al verso dodici di un libro sacro.
Il verbo che l'antico ebraico impiega è più forte e più pratico del nostro "onora". E' "cabbèd", frutto di una radice che vuol dire:
"dai peso".
Dai peso a tuo padre e a tua madre: perché di quel peso sei fatto tu medesimo.
Tu pesi esattamente quanto il peso che avrai dato loro.