Lettera a Silvio Soldini
Signor Soldini,
nel prossimo film darà vero una possibilità di salvezza anche a lui, e non solo a lei? Permetterà all'uomo della prossima storia di entrare nella popria crisi, soffrirne, ma seriamente, e uscirne trasformato, abbastanza adulto per prendere una decisione? Questa evoluzione nel film "Cosa voglio di più" è data solamente alla protagonista, mentre l'amante rimane indietro, bamboccione prima, bamboccione durante e bamboccione dopo. Strutturalmente incapace di evolvere. Diamo finalmente a questi uomini, almeno nei film , la possibilità di credere nella felicità, che è raggiungibile solo se si è ben attrezzati per attraversare le sofferenze, perchè solo lì sta la forza, l'energia per crescere e cambiare?
Non permetta che la donna sia sola in questo viaggio di maturazione, perchè una donna come la sua protagonista deve poter credere ancora in una passione vivibile con un uomo, che sia consapevole anche lui del fatto che ogni passione ha bisogno di un progetto, per potersi alimentare di Vita e non appassire nel giro di pochi incontri.
Senza progetto non vi è passione, questo lei nel film lo racconta benissimo, è possibile al massimo un momentaneo surrogato. Che finirà in tragedia. (una grande passione buttata alle ortiche non la ritiene una tragedia?) Questo ci racconta il suo film, questa è la fotografia di una realtà che vorremmo trasformare.
Lo faccia, signor Soldini, questo sforzo, perchè al cinema ci vanno anche tanti giovani , maschi confusi, persino un po' depressi, e non è giusto che crescano convinti che ci si possa accontentare di poco, perchè a loro dire ciò che davvero conta è imparare a sopravvivere in un immutabile e arido presente.
La felicità, signor Soldini, non la si strova nell'inganno e nei surrogati. E soprattutto non nella rinuncia. Per cui la regali (come forza, come pulsione erotica, come fiducia profonda nella vita) anche al sesso maschile, e non solo alle donne. Queste donne come la sua protagonista, donne che sanno infine decidere, e soffrire, lottare e piangere, ma rimarranno malgrado tutto fieramente in piedi, fieramente raggianti, incapaci di rinunciare alla felicità, a costo di chiudere senza parole (come accade nel suo film) una storia d'amore che per mancanza di una trama era nata già condannata.
Facciamo cosi, Silvio Soldini: ciack, si gira da capo, e stavolta sarà "Cosa vogliamo di più": uomini e donne. Vediamo di uscire da queste tenebre, come fanno coraggiosamente Pamina e Tamino nel Flauto Magico. O va bene anche poco coraggiosamente, ma con la stessa infinita dose di fiducia nell' Amore, come fanno Papageno e Papagena.
Adoro il Flauto Magico, bisogna proprio che io me lo riascolti uno di questi giorni.
(Annina, sorella mia che sei "da qualche parte", questo post è per te.)