Un amico, di nome Lorenzo P... mi ha inviato un editoriale, dedicato ai suoi collaboratori che operano in una struttura per tossicodipendenti.
Labirinti e dedali
C'è una differenza sostanziale tra l'affrontare un labirinto e inoltrarsi in un dedalo, una differenza che forse il tempo e la decadenza del linguaggio che associa sempre più termini vagamente simili fino a far scomparire quello meno in uso, ha contribuito a cancellare. E una differenza c'è eccome, una diversità che li separa come il fossato di un castello medievale. Partiamo dal dedalo. Vetusto percorso nel palazzo di Crosso dove risiedeva l'antico Minotauro, essere mostruoso col corpo umano e con la testa di toro. Un animale lontano ma allo stesso tempo prossimo al genere umano, così mirabilmente rappresentato, preda della sua stessa immagine riprodotta da impudici specchi dal racconto di Dürrenmatt. Il dedalo ha una caratteristica: l'entrata è conosciuta e certa mentre l'uscita no. Ci si può perdere, si può restare lì dentro imprigionati per anni, si può morire soffocati dall'angoscia di un disorientamento eterno, di non trovare più l'uscita ma neppure l'entrata che alla fine, per chi non riesce ad arrivare alla meta, rappresenta pur sempre una interessante possibilità di uscita. Il labirinto invece, nobile percorso all'interno di cattedrali, inquieto tragitto graffito da mani preistoriche camune, seppur di difficile percorrenza, di articolata comprensione, porta sempre all'uscita. Nel labirinto si sa che si uscirà: basta percorrerlo tutto, senza scoraggiarsi, anche quando il percorrerlo sembra portare lontani dal centro: e qui sta la sua difficoltà. Per arrivare a volte è necessario allontanarsi dalla meta, piegarsi ed accettare le sinuose curve delle sue strade che ci fanno intravedere il centro per poi portarci molto distanti da esso.
(...)Lorenzo
Io sono capace di impensabile coraggio, ma nulla mi potrebbe atterrire peggio di un labirinto reale (oh, eccome li conosco!) Quelli metaforici, per contro, sono le mie adorate grandi sfide. Strane contraddizioni ci posseggono, a volte.